Vie Lauretane
Cortona

Borgo sul cammino

Cortona

«Sopra di un alto colle di Toscana, cinquanta miglia da Fiorenza lontana, fra Arezzo e Perugia, sorge altiera la non meno antica che nobile città di Cortona. Ha davanti una bella e spaziosa pianura, dall'uno e dall'altro lato vaghe colline e valli, e per di dietro alti si ma fruttiferi monti. La sua figura ha del quadro, è più lunga assai che larga, volta verso il mezzogiorno. Il suo distretto è fertile e molto abunda di tutto quello che al vitto umano è necessario. È Cortona sottoposta al segno Meridionale-Astrale- Antartico, femminino, mobile, acre, terreo, frigido e secco».

Giacomo Lauro, Historia dell'antichissima città di Cortona in Toscana. Roma, 1639.

Toponomastica

Il toponimo di Cortona sembra riconducile all’etrusco Curtun, nome che compare in un’antica base in bronzo con dedica a Uni, la Giunone etrusca e dea protettrice della città, scoperta e commentata nel Settecento in seno all’Accademia etrusca e ancora conservata presso il Maec (Museo dell’Accademia etrusca e della città di Cortona).

Negli autori classici, come Erodoto e Dionigi di Alicarnasso, Krotona o Krestona sarebbe il nome di una città legata ai Pelasgi, popolo del mare di origine non greca; anche il nome più celebre attribuito dagli antichi a Cortona resta senza dubbio quello di Corito, la città che secondo il mito sarebbe stata costruita da Dardano, fondatore di Troia e antenato di Enea.

A dare particolare risalto a questa versione del mito fu Virgilio, che legando il ritorno di Enea alla patria da cui era partito il fondatore di Troia, cita la Corythus etrusca (Aen. VII, 205-211 e III, 170-171), il cui nome deriverebbe dall’elmo che Dardano avrebbe perso combattendo sopra un colle sovrastante la Valdichiana e che la Madre Terra aveva chiuso nel suo seno affinché lì sorgesse una città turrita e impenetrabile come quell’elmo.

Excursus storico

L’età antica. Frequentata dall’età villanoviana, come dimostrano i resti delle capanne rinvenute nel vicolo Tommasi e oggi visibili al Maec, Cortona diventò poi una delle più importanti città dell’Etruria interna. A testimonianza della ricchezza, del prestigio e della vitalità dell’antica lucumonia etrusca restano gli imponenti tumuli funerari di epoca arcaica eretti dai cosiddetti Principes etruschi, le poderose mura di cinta e alcuni straordinari rinvenimenti come il Lampadario etrusco,
l’Arringatore del Trasimeno e la Tabula Cortonensis, che è uno tra i maggiori documenti in lingua etrusca.

A partire dal 310 a.C. anche Cortona, come altre città etrusche, entrò nell’orbita di Roma, ma l’episodio più celebre a cui, nella storia romana, il nome della Cortona resta legato è quello della battaglia del Trasimeno (217 a.C.), che fu una tra le più dure sconfitte inflitte dal cartaginese Annibale ai Romani. Il luogo in cui Annibale colse con un imboscata il console Flaminio corrisponde alla strettoia esistente presso l’odierna Tuoro, tra il lago e le colline, alture che lo storico romano Tito Livio indicava come Monti cortonesi.

A quell’età pare collegarsi anche un importante monumento cittadino, la cosiddetta Porta Bifora, che secondo alcune recenti ipotesi sarebbe da considerare una porta trionfale realizzata all’interno di un progetto di riqualificazione urbanistica della città all’indomani della seconda guerra punica.

Tra le maggiori testimonianze della età romana va senz’altro citata la Villa romana di Ossaia. La lussuosa dimora rurale tra i cui proprietari figurano illustri personaggi legati alla famiglia dell’imperatore Augusto, che rappresenta anche il caso meglio conservato e più eloquente della presenza nel territorio cortonese di lussuose ville rustiche che restituiscono l’immagine di una campagna ricca e fertile, che già gli Etruschi avevano bonificato dalle paludi prodotte dalle periodiche esondazioni del fiume Clanis.

Il medioevo. Gli ultimi secoli dell’età imperiale videro il ri-impaludamento della Vladichiana e una progressiva decadenza della città, che occupata dai Goti nel 450 sembra quasi scomparire nell’età longobarda, mentre dopo l’anno Mille Cortona torna a rinascere come libero Comune. In quel secolo la città definisce il proprio spazio urbano e diventa centro di spiritualità francescana. Con la venuta del santo di Assisi a Cortona tanti nobili cittadini, come il beato Guido, vestono l'abito e lo seguono nell'eremo di Celle da lui fondato. Inoltre Cortona offrì ospitalità e rifugio a frate Elia, il successore di Francesco come Ministro Generale dell'Ordine, che presiedette prima alla costruzione della basilica di Assisi e
poi anche a quella di Cortona, dove è conservata la insigne reliquia della Croce santa da lui portata da Costantinopoli.

La forte religiosità francescana attirò a Cortona anche Margherita, la sorella di penitenza che grazie le opere di misericordia, alla dura penitenza e agli sforzi per pacificare le contese interne immediatamente dopo la sua morte
fu scelta dai Francescani come stella del terz’ordine e invocata dal popolo come santa patrona.

Da libero comune a Signoria. Nel 1325 con una Bolla promulgata ad Avignone, papa Giovanni XXII istituì la Diocesi cortonese, sottraendo la città e il suo territorio al controllo del Vescovo aretino, e nello stesso anno Ranieri dette origine alla Signoria dei Casali, che mantennero il dominio fino al 1409. Poco dopo la caduta di Aloigi, Cortona passò definitivamente sotto il controllo di Firenze.

L’età moderna. La dipendenza da Firenze portò a una riorganizzazione politica, amministrativa e urbana le cui testimonianze più evidenti restano nella trasformazione dell’antico palazzo dei Casali in sede del Tribunale e residenza dei Commissari fiorentini, e nell’ammodernamento delle strutture difensive, dalle mura alla fortezza. La posizione periferica di Cortona e il persistere della palude nella Valdichiana determinavano evidenti limiti allo sviluppo della città e del territorio, ma non impedirono al ceto dirigente di conservare forti legami con la corte medicea e con la curia romana, che oltre a favorire le carriere individuali e familiari resero possibile anche il continuo aggiornamento della società cittadina, che nel Settecento dà vita all’Accademia etrusca, celebre accademia di studio dell’antichità, cui si deve la nascita del Museo e della Biblioteca di Cortona e che fin dai suoi esordi ebbe una connotazione europea.

L’età contemporanea. Nella prima metà dell’Ottocento giungono a compimento la trasformazione del territorio, della città e della società. La bonifica della Valdichiana funge da volano per lo sviluppo della produzione agricola e concorre all’affermazione della borghesia, che partecipa ora a pieno diritto all’amministrazione e alla vita sociale della città. Il centro storico subisce ora l’ultima rilevante trasformazione: la città si dota di strutture funzionali senza tralasciare il decoro. Nuove e più agevoli strade collegano poi Cortona con il territorio: il collegamento con Camucia, con la strada detta “le lunghe” termina in corrispondenza con i giardini pubblici del Parterre. I mercati sono spostati da piazza Signorelli, dove viene eretto il nuovo teatro. Successivamente la costruzione delle stazioni ferroviarie a Camucia e a Terontola indirizzarono lo sviluppo novecentesco verso il piano, dove oggi si concentrano le nuove zone residenziali e le attività produttive.

Breve descrizione della città

Disposta sulle pendici di un ripido contrafforte dell’Alta Sant’Egidio, Cortona, posta a 494 m s.l. del mare, è città d’arte con caratteri urbanistici e valori ambientali di massimo interesse. Per la sua elevata posizione domina
pressoché tutta la valle , mentre la veduta dalla parte settentrionale è limitata dalla sommità del monte, che ripara la città e la campagna dai venti del Nord.

Della cinta muraria etrusca, risalente alla fine del V sec. a.C, resta parte del tracciato che sta alla base delle mura attuali e la monumentale Porta Bifora.

Nel 1556, nell'angolo nord-est del quadrilatero della cinta muraria, in corrispondenza del punto più alto della città, sulle vecchie strutture di una medesima fortificazione in epoca etrusca, romana e medioevale, Cosimo I fece costruire la nuova fortezza del Girifalco, mirabile opera di architettura militare cinquecentesca, ad opera di Gabrio Serbelloni assistito dal cortonese Francesco Laparelli, celebre per aver progettato, per i Cavalieri di Malta, le fortificazioni de La Valletta.

Raggruppata nella parte occidentale della vasta area racchiusa entro il perimetro di tali mura la cittadina si sviluppa con una pianta irregolare e aderente alla morfologia del terreno, che presenta forti dislivelli. La viabilità, per lo più ripidissima, si organizza secondo una maglia di percorsi tutti convergenti nelle piazze centrali e tra loro ortogonali salvo l’antico asse (ora via Berrettini) che sale il promontorio dove si concentrano complessi conventuali e chiese.

Di particolare pregio sono i tanti palazzi signorili entro le mura, tra cui si segnalano il Cinquecentesco palazzo Cristofanello, appartenuto ai Laparelli, e il settecentesco palazzo Tuscher appartenuto ai Mancini, così come le numerose ville suburbane, a cominciare dal Palazzone, che fu dimora del cardinale Silvio Passerini.

Nel Cinquecento la nobiltà cortonese si impone mutando significativamente il centro cittadino e gli edifici produttivi del contado. La Cortona medievale viene relegata ai margini: al Poggio e nella via Jannelli, in cui restano le antiche case con gli sporti lignei. Nelle vie e nelle piazze principali l’oligarchia cittadina unifica e nobilita le proprie dimore unificando e abbellendo le facciate. Mentre le case padronali, che già prima controllavano la produzione di olio e vino lungo la val d’Esse e la Val di Loreto, a partire soprattutto dal Seicento si trasformano in dimore per la villeggiatura.

Tra i palazzi pubblici emerge per scala e valenza simbolica il Palazzo del Comune e Palazzo Casali. Il primo, costruito nel XII secolo, era costituito, in origine, da un unico grande salone destinato alle riunioni consiliari, ma poi progressivamente ampliato a occupare un intero lato della piazza del Comune e a dominare lo spazio urbano con la torre campanaria, ricostruita nella prima metà del XVI secolo per poter accogliere la campana grossa del Comune, che prima era collocata nella torre del palazzo del Capitano del Popolo, che Firenze aveva donato al cardinale Passerini.

Quanto a Palazzo Casali, dopo il passaggio di Cortona sotto il dominio fiorentino, divenne il palazzo pretorio, come si può ancora vedere dalla presenza dei numerosi stemmi lapidei e dipinti posti sia sui muri esterni che nelle pareti interne dell’edificio. Pochissimo resta dell’edificio medievale, poiché l’imponente facciata e lo scalone monumentale furono realizzati agli inizi del Seicento su progetto di Filippo Berrettini. Ancora, a partire dalla metà del Seicento e per i due secoli successivi, ebbe qui sede il teatro della nobiltà, uno tra i primi teatri all’italiana con tre ordini di palchi, e dal 1727 è sede dell’Accademia Etrusca di Cortona che, grazie all’incremento delle collezioni sia museali che documentarie e alle convenzioni con il Comune di Cortona, con il Maec (museo dell’Accademia etrusca e della città di Cortona) e della Bcae (Biblioteca del Comune e dell’Accademia etrusca) non solo occupa l’intero edificio, ma costituisce il principale polo culturale cittadino e tra i primi musei e biblioteche della Toscana.

Quanto agli edifici religiosi, oltre alla forte presenza francescana, segnata dalle chiese e conventi dei tre ordini maschili (conventuali a san Francesco, minori osservanti a Santa Margherita e Cappuccini alle Celle), e di quello femminile delle Clarisse, si segnalano le chiese mendicanti di San Domenico e di Sant’Agostino, oltre i santuari mariani suburbani del Calcinaio, progettato dal celebre architetto militare Francesco di Giorgio Martini, e di Santa Maria Nuova, in cui è documentato l’intervento di Giorgio Vasari. Non si dovrà infine dimenticare la chiesa concattedrale, antica pieve di Cortona nella quale nel Cinquecento fu trasferito il titolo di cattedrale, che prima aveva avuto la chiesa suburbana di san Vincenzo, ora distrutta.

Viaggiatori nel tempo

La viabilità attuale, che si avvantaggia della presenza di importanti vie di comunicazione nella pianura, privilegia i percorsi che collegano Cortona con Firenze, Perugia, Roma e Siena, posti a valle, attribuendo ai percorsi montani, che collegano da secoli Cortona con la Valtiberina e con l’adriatico, un carattere del tutto marginale.

A ben vedere però, fin dall’età etrusca Cortona ha tratto vantaggio dall’essere collocata all’incrocio tra nord-sud ed est-ovest, occupando una posizione che ancora nel Medioevo, nonostante gli impaludamenti della valle, non impediva di tenere a fine estate la fiera annuale di San Michele, frequentata da mercanti delle regioni vicine e persino d’oltralpe.

La direzione est-ovest fu poi particolarmente importante per i pellegrini. Cortona era tappa obbligata per chi, come le granduchesse della famiglia Medici, si recasse in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto o per chi, come Sant’Alberto da Sarteano, sbarcato ad Ancona, si fosse diretto a Firenze o a Siena. Secondo la tradizione il frate domenicano, posto a guida della delegazione dei padri orientali invitati a partecipare al Concilio di Firenze del 1461, sarebbe giunto a Cortona, dopo aver fatto tappa a Perugia. Quindi passando per Pierle si sarebbe diretto verso la città salendo lungo la ripida via delle Contesse, di fronte al cui monastero gli autori collocano il suo incontro con san Bernardino.

Meno felice la distanza della città dal percorso della Francigena, specie per i primi viaggiatori del Grand Tour, che da Firenze raggiungevano Roma passando per Siena. Anche se, per quanto non fosse scontato e neppure particolarmente agevole fare una deviazione su Cortona, non mancano notizie di importanti personalità che fin dal Settecento non rinunciavano a raggiungere Cortona, richiamati dall’interesse per le collezioni dell’Accademia etrusca e dai rapporti di amicizia che spesso intrattenevano con la società colta cortonese.

Dove dormire

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